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Titolo: TAVOLA ROTONDA: PERCORSO DIAGNOSTICO-TERAPEUTICO CONDIVISO DELLA FRAGILITÀ OSSEA NEL PAZIENTE CON CA DELLA PROSTATA: ESPERTI A CONFRONTO
realizzato con il contributo di AMGEN
Organizzatore: Virtual Meeting
Tipo di corso: OnLine
Il corso è gratuito!
Descrizione del corso: La terapia da deprivazione androgenica (ADT) utilizzata per il trattamento del carcinoma prostatico comprende diverse opzioni quali l’orchidectomia bilaterale, gli antiandrogenio gli agonisti del GnRH. Quest’ultimi agiscono inibendo la produzione ipofisaria di gonadotropine ed inducono quindi uno stato di ipogonadismo che assomiglia alla menopausa nelle donne ed alla castrazione chimica negli uomini. Lo scopo finale della ADT per il trattamento del tumore prostatico è quello di bloccare la produzione androgenica limitando quindi l’effetto di questi ormoni a livello delle cellule tumorali della prostata. Tale terapia fornisce pertanto un beneficio in termini di sopravvivenza negli uomini con carcinoma prostatico invasivo o metastatico in quanto è in grado di ridurre la crescita tumorale. Parallelamente all’effetto antitumorale la ADT esercita un effetto negativo sull’omeostasi scheletrica in quanto viene a mancare l’effetto positivo degli androgeni e degli estrogeni (prodotti dall’aromatizzazione periferica degli androgeni) a livello del tessuto osseo. Inoltre, l’incremento della massa grassa a scapito della massa magra e soprattutto della componente muscolare che si verifica in corso di ADT può contribuire ulteriormente all’incremento del rischio di frattura. Generalmente, dopo l’inizio della ADT, si verifica una diminuzione della densità minerale ossea del 2-5%nel primo anno, mentre il rischio di fratture vertebrali e del femore aumenta fino al 20-50% a 5 anni. L’età del paziente, il tasso di riduzione della BMD, e la durata dell’esposizione alla ADT correlano significativamente con la prevalenza delle fratture. Un’ indagine effettuata su 50.000 uomini affetti da tumore prostatico ha dimostrato una maggiore incidenza di fratture in quelli che ricevevano ADT rispetto ai non trattati (19.4% vs, 12.6%), con un incremento del rischio relativo direttamente correlato al dosaggio e al numero di cicli di trattamento. Nel corso degli ultimi anni differenti trattamenti si sono dimostrati efficaci nel prevenire la riduzione della densità minerale ossea negli uomini in ADT per tumore prostatico. Tali terapie includono i bisfosfonati (alendronato,risedronato, pamidronato, aciodo zoledronico), alcuni SERMs (raloxifene e toremifene) ed il denosumab. Tra questi, il denosumab (60 mg per via sottocutanea ogni6 mesi) è l’unico ad aver mostrato una riduzione significativa del rischio di fratture vertebrali e si candida quale trattamento d’elezione per questa condizione. In base alle attuali raccomandazioni, tutti gli uomini in terapia con ADT dovrebbero effettuare una valutazione del rischio fratturativo che compresa l’indagine clinica, gli esami ematochimici di primo livello e la determinazione della BMD mediante DEXA. Al fine di facilitare l’accesso rapido alle cure del caso, sarebbe opportuno pianificare un PDTA che coinvolga vari attori quali lo bone specialist, il radioterapista, l’oncologo e l’urologo.

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