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Update nella prevenzione e cura dell’HIV e nuovi strumenti per la gestione delle infezioni croniche
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Tipo di corso/evento: OnLine
LA PARTECIPAZIONE E' GRATUITA
Questo è un evento ECM accreditato con il N. 294894, edizione N. 0
Obiettivo formativo: Epidemiologia – prevenzione e promozione della salute con acquisizione di nozioni tecnico-professionali
Crediti rilasciati: 6 (la partecipazione al corso/evento FAD è consentita a chiunque, ma i crediti formativi verranno riconosciuti solamente agli utenti che ne hanno diritto in base alla professione svolta, a prescindere dal fatto che al termine del corso possa essere in automatico rilasciato o meno l'attestato. Per maggiori informazioni in merito al diritto o meno di vedersi accreditati i crediti, si prega di voler contattare direttamente la Segreteria Amministrativa: fad@3psolution.it)
Descrizione/Info utili: Nel 2013 l’UNAIDS si è prefissata un target molto ambizioso: “entro il 2030, porre fine alle epidemie di AIDS, tubercolosi, malaria e malattie tropicali trascurate; combattere l’epatite, le malattie di origine idrica e le altre malattie trasmissibili”. Il passaggio intermedio è il raggiungimento dei target della strategia Fast Track per il 2020, che includono la riduzione delle nuove infezioni per anno a meno di 500,000 e delle morti associate ad HIV a meno di 500,000. Il raggiungimento di tali targets significherebbe evitare 1.6 milioni di nuove infezioni e 600,000 decessi ogni anno. Attualmente, circa 35 milioni di persone convivono con l’infezione da HIV in tutto il mondo. Grazie all’introduzione di farmaci antiretrovirali sempre più potenti e maggiormente tollerati, il panorama del trattamento dell’infezione da HIV è radicalmente cambiato, ponendo nuove sfide nella gestione delle persone affette. Da una parte, l’immediato inizio del trattamento antiretrovirale è ormai un assodato standard di cura nelle persone con infezione da HIV. Dall’altra, tuttavia, le persone con infezione da HIV si trovano a fronteggiare il normale processo d’invecchiamento e di immunosenescenza, con tutte le implicazioni di co-mordidità che questo comporta, assieme alle problematiche legate alla lunga durata dell’infezione da HIV e del relativo trattamento. La maggiore complessità di questa condizione comporta la necessità di nuovi approcci nella sua gestione globale. Negli ultimi anni, è sorto un nuovo interesse per i regimi NRTI-sparing come strategie di trattamento sia di prima linea che di switch in pazienti con soppressione virologica. Il razionale alla base di questa strategia comprende sia la riduzione della tossicità farmaco-correlata che delle interazioni farmacologiche. In questa prospettiva trova opportuna collocazione lo sviluppo, attualmente in corso di sperimentazione, di nuove strategie terapeutiche iniettabili in grado di garantire una lunga durata d’azione. I farmaci long acting (LA) attualmente in fase avanzata di sviluppo sono un nuovo inibitore dell’integrasi (INSTI), cabotegravir, e un inibitore non nucleosidico della trascrittasi inversa (NNRTI), rilpivirina (RPV). Tra le patologie indirettamente correlate all’infezione da HIV, la persistente endemia delle infezioni sessualmente trasmesse registrata in Italia, e l’emergenza inoltre, di ceppi batterici resistenti agli antibiotici, mettono in luce la necessità di una maggiore attenzione nella prevenzione primaria di queste patologie e della ricerca di nuove strategie terapeutiche. Infine, la tubercolosi (TB) continua ad essere un’importante causa di morte in tutto il mondo, specialmente nei pazienti HIVpositivi. Si stima che le persone con infezione tubercolare latente (ITL) siano circa un terzo della popolazione mondiale. Circa il 5-10% dei casi di ITL evolveranno in TB attiva, ma questa percentuale è assai maggiore nei pazienti HIV-positivi. Poiché non esiste un gold standard per la diagnosi di ITL, e poiché l’efficacia del trattamento della ITL (in larga misura imputabile ad una aderenza sub-ottimale al trattamento) varia dal 60 al 90%, la terapia viene consigliata solamente in quei gruppi maggiormente a rischio per lo sviluppo di malattia tubercolare. La condizione di migrante, nella sua complessità, determina un aumentato rischio di progressione di ITL a malattia attiva. Un corretto screening e trattamento dell’ITL in questa popolazione è quindi di fondamentale importanza, sia a livello di prevenzione individuale che in un’ottica di salute globale.


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